L'arte nuragica e la sua religiosità PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 
Archeologia - Laboratorio

L’Arte Nuragica ‘.

Le manifestazioni artistiche ( o artigianato di pregevole qualità), espressione della Civiltà Nuragica, sono intimamente legate alla complessa sfera della religione e della sua simbologia, con intento di soddisfare le proprie molteplici esigenze estetiche , ideologiche e gusti. Gli artefici nuragici vollero ricercare anche nella materia diversa le possibilità delle variabili stilistiche intese a estrinsecare le loro personalità quali risultavano condizionate dall’ambiente nel quale essi agivano.

Dobbiamo affermare il merito di una cultura di valori, nata, lievitata e cresciuta per impulso interno, per intima creatività, sebbene abbia lasciato varchi e spazi di comunicazione, sempre sorvegliando e controllando, filtrando gli apporti esterni da tutte le impurità che tendessero a corrompere e adulterare la genuina e autentica natura della cultura popolare locale, eroica, di cui parlano gli stessi stranieri: i Greci e i Romani.

Due sono, principalmente, le categorie di manufatti artistici di cui abbiamo testimonianza: la scultura, in pietra e in bronzo (quest’ultima solo di piccole dimensioni), e le raffigurazioni incise nella ceramica, sulle superfici dei vasi o, più raramente, su altri oggetti : ad esempio le “pintaderas”, sorta di “timbri” per la decorazione dei pani rituali (ma non è escluso che potessero essere utilizzati anche per tatuaggi). Un’ ultima interpretazione, che sta prendendo piede grazie a studi scientifici e analitici, essi possono rappresentare una sorta di calendari nuragici detti anche “Arrodas de Tempus”.

Pregio “artistico”, tuttavia, va riconosciuto anche a talune architetture, soprattutto dell’ultimo periodo nuragico ( principalmente fonti e pozzi sacri, ma anche tombe di giganti e altri edifici di culto), realizzate in tecnica definita “isodoma”: ovvero con l’utilizzo di conci di pietra perfettamente lavorati, provvisti spesso di riseghe e modanature o altri elementi ornamentali.

Fra gli altri oggetti che presentano decorazioni, e quindi un qualche valore artistico, molti – come i rasoi, le fibule, spade con il manico e la stessa lama riccamente decorati- sono frutto di importazione dall’area tirrenica (villanoviana prima ed etrusca poi), altri, invece, sono di tipica produzione nuragica: è il caso dei braccialetti in bronzo con decorazione a “spina di pesce”, o dei bottoni- ugualmente in bronzo- di forma conica (cosi’ simili a quelli degli attuali costumi tradizionali sardi)

Identità e colonizzazione nella lunga storia dei Sardi: …per quel che sappiamo oggi, si puo’ fare l’ipotesi che l’uomo sia giunto in Sardegna ottomila anni fa. Piuttosto tardi, se si pensa che altrove è presente e attivo a 60.000 anni da noi. Impossibile dire, con certezza, da dove e per quale vi sia pervenuto. L’unica cosa che è lecito affermare è che l’uomo approdo’ nell’isola, in piccoli gruppi, con un povero bagaglio spirituale e materiale che lo fa partecipe del patrimonio di una larga comunità mediterranea da Oriente a Occidente. Lo hanno attratto il senso dell’avventura e una risorsa preziosa allora, di cui la Sardegna era ricchissima: l’ossidiana, una pietra vulcanica nera, dalla quale l’uomo faceva strumenti e armi per la caccia e per la pesca. Egli tenta di addentrarsi alla ricerca di zolle umide e fertili da coltivare, sulla scia della prima grande rivoluzione dell’antichità preistorica: la rivoluzione agricola.

L’osservazione del cielo ha segnato profondamente la coscienza dei nostri antenati, suscitando domande sulla natura degli astri e, al tempo stesso evocando il suo senso religioso.

La Natura Storica dell’Universo

La natura “storica” dell’universo : negli ultimi decenni la cosmologia ha stabilito la natura storica dell’universo nel suo insieme, mostrando che esso ha avuto inizio 14 miliardi di anni fa da uno stato di altissima densità e temperatura. L’espansione cosmica ha quindi gradualmente raffreddato lo spazio consentendo la formazione delle strutture sotto l’azione della gravità e creando le condizioni per l’emergere della complessità e della vita. L’astrofisico dell’Università di Milano, Marco Bersanelli, uno dei responsabili scientifici della missione spaziale Planck dell’Agenzia Spaziale Europea, ha snocciolato dati che impressionano e affascinano il pubblico. Bersanelli racconta ( nel convegno internazionale su Padre Ricci, genio dell’interculturazione) che il satellite europeo Planck, lanciato a maggio 2009, sta raccogliendo nuovi dati sulla prima luce cosmica rilasciata 13,7 miliardi di anni fa. Ma questa conoscenza scientifica dell’universo “non indebolisce il senso del mistero e della meraviglia che già gli antichi percepivano, piuttosto lo esalta e lo rinnova” perché “l’immagine dell’universo che emerge dalla cosmologia contemporanea conserva ed approfondisce tutte quelle caratteristiche che, fin dall’antichità, la tradizione religiosa giudaico-cristiana aveva intuito ed esaltato come segni delle caratteristiche del Creatore e del suo rapporto con l’uomo e con tutta la creazione.

La Figura Simbolica del Cerchio

La Figura Simbolica del Cerchio, presente in tutte le culture tradizionali di tutte le civiltà, rimandano all’organizzazione dell’universo, al ritorno di tutte le cose, a una visione del mondo in cui gli elementi sono tra loro inscindibilmente uniti.

Dallo studio che ho svolto in modo analitico a comiciare dalla civiltà dei nuraghi, comunque stiano le cose non possiamo che notare che il cerchio è preso a parametro come simbolo sacro e magico. Sembra che ai nuracini ( abitanti dei nuraghi ) nulla venisse lasciato al caso, tutto viene eseguito con tanta scrupolosità ed estrema cura, senza lasciare nulla al caso; ogni azione ed opera porta al religioso e simboleggia sempre il divino. La parola stessa ‘nuraghe’ ( detto sempre ‘nurake’, dove nur=luce, a=cielo, ke=luogo di luce del cielo, o tempio) con la sua imponente costruzione, rimanda costantemente al simbolico, al divino. Il nuraghe è tondo come il sole, che è il loro dio ; è tondo come la volta celeste, come le capanne che stanno intorno ad esse.

Perché cosi’ tanti nuraghi localizzati esclusivamente in Sardegna, posizionati in punti cosi’ strategici? Perché tanti calcoli di precisione? Le risposte sono per noi ancora ignote, ma di possibili intuizioni interpretative che sottendono a finalità legate agli astri di cui gli antichi erano cultori. Sicuramente erano affascinati dalla bellezza del creato e del loro creatore loro signore e ad esso hanno dedicato ogni cosa da loro realizzata. Si pensi alla loro terra di Gallura (Gal-luh-ra, gal=grande, luh=signore, ra=dio sole, : gran re il dio sole), ai nomi dei villaggi, dei fiumi, delle fonti, dei monti, dei boschi, dei nuraghi; nella prua delle loro navi hanno sempre una protome cornuta, la croce di Malta, l’elmo nuragico che porta le corna , il tondo dello scudo, tondo era ed è il nostro ballo, come lo era ed è tondo, ad immagine del sole, la cosa più sacra per l’uomo, il loro e il nostro pane. In ogni azione c’è l’intercessione divina , tutto è un continuo inno di gloria al Creatore.

Pure il tempo è per loro circolare, l’eterno ritorno, scandito dal ripetersi delle stagioni. Il loro dio è il dio della vita e della morte, rappresentato da Su Ninnieri che supera la morte con la sua rinascita. Si sa che tutti gli uomini credenti, quando muoiono, vogliono ricongiungersi con il loro creatore e si fanno deporre in luogo ad esso consacrato. A maggior ragione l’uomo nuragico, religiosissimo, aveva volontà di tornare da dove era venuto. Il luogo consacrato dell’eterno riposo dei nuracini era la tomba dei giganti che simboleggia la vacca supina, femmina del dio toro: il corpo è la tomba vera e propria, la stele la testa e l’esedra le corna.

Per il nuragico il morire era il ritorno al ventre materno, in questo caso nel ventre della vacca.

Il Bronzetto: La Madre e il Guerriero di Urzullèi

Il bronzetto ‘La Madre e il Guerriero’ è stato ritrovato a Urzullèi in località ‘Sa Domu e S’Orcu; esposto al Museo Archeologico di Caglari.

La statuina, alta 10 cm., mostra una figura materna (secondo alcune definizioni “una sacerdotessa”) che tiene in braccio un giovane guerriero, forse ferito o forse morto (la “madre dell’ucciso”, dal nome di una celebre opera dello scultore F. Ciusa).

Urzulei, cenni storici : le testimonianze della presenza dell’uomo nel territorio di Urzulei, sono numerose e risalgono ai tempi più antichi. Resti di abitazioni preistoriche si trovano ovunque nel Supramonte, e basta saper leggere pochi segni nel terreno, un circolo di pietre che segnala la presenza di antiche capanne, un allineamento particolare di macigni, materiale fittile sparso qua e là fra le pietre e l’erba, per capire che queste montagne oggi abbandonate devono aver ospitato nel corso dei secoli e dei millenni numerosi villaggi di epoca nuragica (1800-238 a.C.).

A Punta ‘e Ruttas, in particolare, è stata riscontrata la presenza di una importante stazione di epoca nuragica: qui sarebbe stato presente un centro di lavorazione del bronzo. L’ipotesi è avvalorata dal ritrovamento, citato dal Taramelli, di un eccezionale forma in pietra per la fusione di armi in bronzo, successivamente acquisita dal Museo archeologico di Cagliari. Sempre da Punta ‘e Ruttas proverrebbero anche alcuni bronzetti, fra i quali il bronzetto preso in esame “La Madre e il Guerriero” una statuetta che è diventata simbolo della civiltà dei Sardi.


 
Grafica Saraservizi Mamoiada